Paura di sviluppare l’Alzheimer? Segnali e fattori su cui intervenire

Paura di sviluppare l’Alzheimer? Segnali e fattori su cui intervenire

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Guida pratica per allenare la memoria

Hai un genitore con Alzheimer e temi possa succedere anche a te? L’insorgenza di problemi cognitivi e di memoria si può prevenire o rallentare, mantenendo un’ottima qualità della vita. Ecco come.

Fisiologico o patologico?

Avere delle lievi amnesie, e in generale manifestare dei cambiamenti a livello cognitivo, fa parte del fisiologico processo di invecchiamento del cervello e non dovrebbe destare la preoccupazione di sviluppare una demenza, come la malattia di Alzheimer. A partire da una certa età, è normale impiegare più tempo per ricordare un’informazione o imparare nuove abilità, così come scordare qualche volta la parola giusta, il titolo di un film o non trovare gli occhiali: sono segnali che il cervello, proprio come tutto l’organismo, sta invecchiando, ma non necessariamente si sta ammalando. In questi casi, spesso basta affidarsi a piccoli espedienti, come la ricostruzione ambientale – “Dov’ero? Chi c’era con me?” – per risolvere il problema.

Ben diverso è il caso in cui le dimenticanze diventino all’ordine del giorno, si arrivi a perdere la cognizione del tempo e dello spazio, si fatichi a sostenere una conversazione o a gestire le incombenze quotidiane: questi sono campanelli d’allarme di problemi che meritano un’indagine accurata, perché potrebbe trattarsi di una demenza. E tra le diverse forme di demenza progressiva, purtroppo ancora oggi inguaribili, la malattia di Alzheimer è la più comune.

Se un tuo caro soffre di Alzheimer, conosci le difficoltà che tale patologia comporta per il paziente e i suoi familiari, ed è comprensibile il timore di ammalarti a tua volta. Quello che devi sapere, però, è che nella maggior parte dei casi l’Alzheimer non ha carattere ereditario, e che puoi prevenirne o almeno rallentarne l’insorgenza. In questo articolo ti diremo come fare.

Dimentichi le cose? Non è sempre Alzheimer

Le amnesie possono essere causate, oltre che dall’invecchiamento, da alcune condizioni mediche: ad esempio disturbi della tiroide, dei reni o del fegato, abuso di alcol, carenza di vitamina B12, infezioni, traumi cranici e così pure l’assunzione di certi farmaci potrebbe dare, come effetto collaterale, un rallentamento delle funzioni cognitive. Una volta trattate o curate tali condizioni, dovrebbero scomparire anche i problemi di memoria.

Una temporanea perdita di memoria, o per meglio dire una “strana” sensazione di oblio che potrebbe essere scambiata per demenza, è correlata anche a stati di stress, ansia o depressione. Pensiamo al caso di chi si trova ad andare in pensione dopo una vita di lavoro o di fronte alla morte di una persona cara: sono situazioni che possono gettare nello sconforto, nella solitudine, nella noia. E queste emozioni possono causare confusione, stanchezza e smemoratezza, che tenderanno a scomparire quando svaniranno i sentimenti negativi.

Quando le amnesie diventano preoccupanti

Come anticipato, i problemi cognitivi e di memoria non sono più “normali” quando arrivano a compromettere le attività quotidiane, come parlare, guidare, usare il telefono, trovare la strada di casa. Il tipo di memoria che viene danneggiato dalla malattia di Alzheimer è dapprima quello a breve termine, e poi quello a lungo termine.

Clicca qui per guardare l’info-grafica  completa e per capire meglio i sintomi della demenza , a partire dalla perdita di memoria.

5 comportamenti sani per ridurre il rischio di Alzheimer

Uno studio pubblicato nel 2020 su Neurology, ha esaminato l’impatto su quasi 3.000 persone di una combinazione di 5 stili di vita sani, concludendo che coloro che ne adottavano 4 o 5 avevano un rischio inferiore del 60% di contrarre l’Alzheimer, mentre in coloro che ne adottavano 2 o 3 il rischio scendeva del 37%.

Questi i 5 comportamenti che hanno importanti benefici per la salute:

  • Svolgere almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di intensità moderata: l’attività fisica, come ad esempio il nuoto, è una parte importante di un invecchiamento sano;
  • Non fumare: anche nelle persone che fumano da decenni, smettere migliora la salute;
  • Consumare alcol con moderazione: limitare l’uso di alcol può aiutare la salute cognitiva;
  • Seguire una dieta di alta qualità, di tipo mediterraneo, con alimenti a base vegetale legati alla prevenzione della demenza e con un’attenzione particolare al controllo dell’ipertensione (il controllo della pressione sanguigna può rallentare i danni cerebrali legati all’età);
  • Dedicarsi ad attività cognitive: essere coinvolti intellettualmente mantenendo la mente attiva può giovare al cervello. Possono essere utili i giochi di memoria, i cruciverba, la lettura, imparare nuove abilità (ad esempio una lingua straniera), rimanere aggiornati sulle nuove tecnologie, dedicarsi a un hobby o al volontariato, passare del tempo in compagnia, chiedere aiuto se ci si sente soli.

Insomma, la sinergia di più fattori modificabili può avere un ruolo importante nel ridurre il rischio di malattia di Alzheimer.

Nutraceutici per la memoria e la funzionalità cerebrale

Un aiuto in più, oltre allo stile di vita, per favorire le funzioni fisiologiche, inclusa la memoria e le funzioni cognitive, può arrivare dall’assunzione di nutraceutici specifici. Gli ingredienti utili allo scopo possono essere, in combinazione tra loro:

  • Acidi grassi Omega 3, in particolare DHA: influenzano la struttura e la funzione del cervello;
  • Mirtillo nero: per la protezione delle cellule dallo stress ossidativo e la funzionalità del microcircolo;
  • Acido folico: interviene nella sintesi dei neurotrasmettitori;
  • Omotaurina: nonostante i suoi meccanismi d’azione siano ancora oggetto di sperimentazione, studi dimostrano come questa molecola di origine naturale agisca contro l’accumulo di specifiche proteine correlate ai processi neurodegenerativi del cervello. Possiede inoltre una marcata attività neuro protettiva.

Curiosità: le funzioni cerebrali che migliorano con l’età

Fin qui abbiamo visto come preservare le capacità cognitive nonostante l’invecchiamento. Ma sapevi che alcune di queste abilità, lungi dall’affievolirsi, migliorano con l’avanzare dell’età? Certo, non i tempi di risposta. Ma uno studio dell’Università di Lisbona in Portogallo e della Georgetown University (USA) ha dimostrato un’associazione tra l’aumento dell’età e una maggiore capacità di:

  • Orientare l’attenzione verso oggetti diversi nello spazio;
  • Ignorare le distrazioni e concentrarsi sui compiti da svolgere rispetto ai più giovani.

Il motivo? Probabilmente e semplicemente perché pratichiamo queste abilità per tutta la vita.

Vuoi tanti altri suggerimenti per rinforzare la memoria?

Scarica la nostra guida pratica  e segui tante utili indicazioni per sentirti meglio con te e con gli altri!

 

ATTENZIONE: Le informazioni e i consigli che ti proponiamo sono generali, e come tali vanno considerati, non possono essere utilizzati a fini diagnostici o terapeutici. I professionisti della salute, come il medico e il farmacista, devono rimanere sempre la tua figura di riferimento. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano.

 

Riferimenti:

  • https://www.nia.nih.gov/health/alzheimers
  • Dhana K, et al. Healthy lifestyle and the risk of Alzheimer’s dementia: Findings from two longitudinal studies. Neurology. 2020;95:1-10. doi: 10.1212/WNL.0000000000009816.
  • Balachandar R, Soundararajan S, Bagepally BS. Docosahexaenoic acid supplementation in age-related cognitive decline: a systematic review and meta-analysis. Eur J Clin Pharmacol. 2020;76(5):639-648.
  • Boespflug EL, Eliassen JC, Dudley JA, et al. Enhanced neural activation with blueberry supplementation in mild cognitive impairment. Nutr Neurosci. 2018;21(4):297-305.
  • Jang S, Han JW, Shin J, et al. Normal-But-Low Serum Folate Levels and the Risks for Cognitive Impairment. Psychiatry Investig. 2019;16(7):532-538.
  • Stahl SM. L-methylfolate: a vitamin for your monoamines. J Clin Psychiatry. 2008;69(9):1352-1353.
  • Sun GY, Simonyi A, Fritsche KL, et al. Docosahexaenoic acid (DHA): An essential nutrient and a nutraceutical for brain health and diseases. Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2018;136:3-13.
  • Scheltens P, Blennow K, Breteler MM, de Strooper B, Frisoni GB, Salloway S, Van der Flier WM. Alzheimer’s disease. Lancet. 2016 Jul 30;388(10043):505-17.
  • Kocis P, et al. Elucidating the A42 Anti-Aggregation Mechanism of Action of Tramiprosate in Alzheimer’s Disease: Integrating Molecular Analytical Methods, Pharmacokinetic and Clinical Data. CNS Drugs. 2017 Jun;31(6):495-509.
  • Aisen PS, Saumier D, Briand R, Laurin J, Gervais F, Tremblay P, Garceau D. A Phase II study targeting amyloid-beta with 3APS in mild-to-moderate Alzheimer disease. Neurology. 2006 Nov 28;67(10):1757-63.
  • Veríssimo J, Verhaeghen P, Goldman N, Weinstein M, Ullman MT. Evidence that ageing yields improvements as well as declines across attention and executive functions. Nat Hum Behav. 2021 Aug 19. doi: 10.1038/s41562-021-01169-7. Epub ahead of print. Erratum in: Nat Hum Behav. 2021 Aug 27;: PMID: 34413509.
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